home  
aft Collezione Permanente di Fotofrafie: i fondi
FONDO Emanuele Cavalli
 Maria Letizia, figlia di Emanuele Cavalli, artista con vasti interessi culturali e pittore di rilievo, in accordo con i figli Francesca e Emanuele De Reggi, ha depositato fin dal 1999 presso l’Archivio Fotografico Toscano l’intero corpus di negativi più direttamente fotografici prodotti dal padre tra il 1930 e il 1980 – fa eccezione la documentazione fotografica del suo lavoro di pittore -, affinché venga conservato, studiato e messo a disposizione del pubblico e degli studiosi.
L’Archivio Fotografico Toscano ne ha iniziato da subito la stampa a contatto e il preordinamento per consentire un primo riconoscimento di luoghi, date e soggetti, operazioni alle quali la stessa Maria Letizia ha provveduto compilando con grande precisione due quaderni.  Successivamente inventariato e messo in sicurezza con interventi di tutela, nel 2005 il fondo è stato oggetto di uno stage - attivato con l’Università di Pisa, Facoltà di Scienze dei Beni Culturali, insegnamento di Storia della fotografia tenuto dal professor Cosimo Chiarelli – svolto da Valeriana Rizzuti e finalizzato al controllo dell’ordinamento quindi, nell’ambito della stessa cattedra, oggetto della sua tesi di laurea dal titolo Emanuele Cavalli: dal Tonalismo alla fotografia.
Nel procedere del lavoro di valorizzazione del fondo ne sono state avviate la precatalogazione e la digitalizzazione che, insieme alla catalogazione e soggettazione di un cospicuo numero di immagini, ne consentiranno a breve la fruibilità on line.
Il fondo è risultato costituito da 2119 negativi, di cui 1138 pellicole nei formati 6x9, 4.5x4.5, 3x4, cui si aggiungono 50 negativi su lastra di vetro nei formati 10x13, 7,5x10 e 4,5x6 e 931 negativi su pellicola a rullo 35 mm.
 Lo stato di conservazione è generalmente buono, si riscontrano solo dei graffi e qualche alterazione, ma la lettura delle immagini è quasi sempre ottima e sono rari i casi di fototipi particolarmente deteriorati. Ciò si deve probabilmente alla cura con la quale Emanuele li trattava e li conservava, come testimoniano la figlia e più ancora il nipote, al quale il nonno ha insegnato i rudimenti della fotografia così come dello sviluppo e della stampa.
I soggetti fotografati spaziano dallo still life ai paesaggi, dai ritratti (di familiari, parenti, amici, persone incontrate per caso - soggetti che sembrano avere una valenza di tipo antropologico -) alle fotografie che Emanuele realizza su soggetti e situazioni che gli servono per le sue pitture e in ogni immagine il suo occhio di pittore è sempre riconoscibile, in alcuni casi ben evidente.
Un certo numero di immagini è riconducibile a serie, fra queste la serie di Emanuele con le macchine fotografiche realizzata da Maria Letizia, le fotografie con la figlia e della figlia, le immagini preparatorie per il grande affresco del Museo delle Tradizioni Popolari di Roma, la ricostruzione del Ponte alle Grazie di Firenze crollato durante la guerra, le foto fatte alla sorella Letizia insieme al fratello Giuseppe, le composizioni astratte con vari oggetti, vetri, porcellane, lampade, libri e altro, spesso elaborate in camera oscura.
 La varietà dei soggetti e dei materiali utilizzati da Emanuele permette di evidenziare l’evoluzione della sua tecnica fotografica, sia in ripresa che nello sviluppo e manipolazione dei negativi, e dimostra la sua abilità in camera oscura. La grande quantità di negativi, insieme alla varietà dei soggetti, ci fa intuire anche come per Emanuele la fotografia costituisca un’altra forma di espressione artistica, vicina e nello stesso tempo lontana dalla pittura e nel contempo, dato l’uso che egli ne fa, costituisce un mezzo per introdurci nel quotidiano dell’artista, tanto più avendola coltivata fino agli ultimi anni della sua vita.

 

© Archivio Fotografico Toscano - Comune di Prato