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aft Collezione Permanente di Fotofrafie: i fondi
Domenico Coppi 1869 - 1939

Nasce a Livorno il 24 giugno 1869, ma si trasferisce ancora bambino a Firenze con la madre, Maria Bianchini, la sorellastra Maria Cerri detta Elettra e la sorella Ernesta; del padre Luigi non si hanno notizie. Nel 1917 sposa a Firenze la pratese Siebe Annita Ines Orsini: dal matrimonio non nascono figli. Dopo aver lavorato in gioventù come carbonaio e falegname, probabilmente per provvedere alle necessità della famiglia, entra in contatto con i fotografi fiorentini Alinari e Brogi.

Le prime notizie di Domenico Coppi fotografo a Prato risalgono al gennaio 1902: esiste una cartolina postale da lui realizzata con una veduta di via Magnolfi e dello stabilimento "Fotografia G. Salvi", primo e importante studio fotografico stabilmente operante a Prato. Da qui Domenico costruisce la sua fortunata carriera, molto probabilmente iniziando a collaborare con i Salvi in difficoltà (Germano muore improvvisamente nel 1895 e da quel momento inizia la decadenza dello studio). Dal 1902 al 1905 continua a operare in quegli stessi locali, ma in proprio, come rivela una pubblicità del "Premiato Studio Fotografico Domenico Coppi - Prato Via Magnolfi (presso la stazione)".

Nel 1905 si trasferisce in un grande locale costruito appositamente in piazza Buonamici, in pieno centro storico: la nuova Fotografia Coppi, destinata a segnare la storia della fotografia a Prato, viene inaugurata nell'aprile dello stesso anno con un lancio pubblicitario senza precedenti dove il fotografo si presenta alla città come "successore di G. Salvi". Introdotto nella migliore società cittadina, membro dell'esclusivo circolo dei Misoduli, Coppi sembra scegliere bene il momento, inserendosi nel vuoto lasciato da Salvi e puntando tutto sulla novità di un grande e moderno locale adatto a ospitare uno studio fotografico, come accadeva da tempo nelle grandi città.
Lo studio è composto dall'ingresso, con la postazione per la cassiera e ritoccatrice, dalla sala d'aspetto, dalla sala di toilette e spogliatoio, dal laboratorio attrezzato e dalla grande e luminosa sala di posa sotto la veranda; lo completa, sulla terrazza, lo schermo denominato Luminosissima, per la proiezione di diapositive e stereoscopie a scopo pubblicitario.

La Fotografia Coppi diviene il polo di attrazione dei pratesi facoltosi che desiderano un ritratto per sé o per la propria famiglia, di chi desidera posare scherzosamente in improbabili scenette, di sportivi che vogliono sottolineare la propria passione, degli attori impegnati sui palcoscenici cittadini, ma anche dei militari in partenza per il fronte della Grande Guerra. Domenico Coppi non esegue solo ritratti in studio; realizza anche fotografie all'aperto, soprattutto nella campagna di Schignano dove possiede una casa; fotografa al seguito dei mutilati e invalidi di guerra in "pellegrinaggio" a Trieste e Venezia, e documenta una mostra di tessuti pratesi in Tripolitania. Non mancano i collage fotografici, i fotomontaggi, le stampe "artistiche" eseguite con diversi procedimenti e tipi di carte.

Cessa l'attività nel grande studio di piazza Buonamici il primo luglio 1929, afflitto da seri problemi alla vista e forse anche dalla concorrenza e da difficoltà economiche, ma sembra non si tratti di un abbandono definitivo e che il fotografo successivamente abbia ripreso per qualche tempo il lavoro in un piccolo locale in piazza San Francesco. Muore a Prato nel 1939.

Coppi ha avuto come allievi i futuri fotografi professionisti della città: Carlo Silli, Adolfo Massai e, in particolare, un giovanissimo Alfredo Ranfagni al quale insegna amorevolmente il mestiere e al quale Siebe Orsini, già vedova Coppi, lascerà in dono l'archivio dei negativi e le poche stampe rimaste, materiali successivamente acquisiti dall'Archivio Fotografico Toscano e riuniti nel Fondo Domenico Coppi.

 

© Archivio Fotografico Toscano - Comune di Prato