Biografia
Mauro Millenotti vive e lavora a Reggiolo (RE).
Ha incominciato ad interessarsi di fotografia negli anni '70, privilegiando
il paesaggio e l'architettura. La sua prima mostra fotografica personale
è del 1990 presso "Il Granaio" di Fusignano (RA).
"I paesaggi sembrano mettersi in posa di fronte all'obiettivo
della macchina fotografica di Mauro: non sono colti di sfuggita, ma
sembrano essersi preparati come persone per un ritratto da tramandare.
Non c'è nulla di spontaneo in loro né di naturalistico, sembrano ricostruiti
come se appartenessero, più che alla realtà, alla memoria che l'occhio
del fotografo aveva di quella realtà.
Paesaggi senza figure, come se nel ricordo di un luogo non ci fosse
posto per le persone.
La vita degli altri sembra essere altrove in questi ritratti di luoghi
di solitudine, in cui la bellezza è ciò che resta dopo il passaggio
dell'uomo.
Un sentimento di tenera malinconia abita questi spazi delimitati da
piccole costruzioni, strade deserte, alberi immobili, cinematografi
in via di estinzione.
E l'occhio che li scruta e li immobilizza nel tempo ha uno sguardo paziente,
si percepisce l'attesa, il tempo trascorso ad aspettare il momento preciso
in cui le ombre e i colori si sarebbero naturalmente disposti per svelare
il sentimento segreto di quel paesaggio.
Ogni foto così non racconta soltanto uno spazio, ma anche l'emozione
che lo abita o che lo ha abitato. E in questo ogni paesaggio diventa
un possibile set, in cui ciascuno può collocare la propria storia che
non ha mai raccontato."
GIANNI ROMOLI
"Paesaggi desolati, rovine del presente, squarci
nebbiosi e dolci della Padana, stanze della memoria abbandonate e polverose.
Mura scrostate che parlano di presenze invisibili o trascorse, capaci
di custodire o di evocare un'infinità di possibili storie. Edifici fatiscenti,
specchi di un passato prossimo contemplato con affettuoso distacco.
Spazi pieni di silenzio e densi di ricordi svuotati dalla concitazione
della vita quotidiana. Panorami e luoghi da cui è sempre assente la
figura umana, come l'ospite inutile di una lunga vicenda di cose, materiali
e ambienti che hanno un'esistenza molto meno effimera e sfuggente di
quella delle persone.
La visione del tempo che si deposita ora con tocco leggero ora con violenza
estrema e distruttiva, su materiali dimenticati dall'uomo.
Come ogni vero fotografo, Mauro Millenotti fa di ogni sua fotografia
un racconto e un viaggio. E nei suoi racconti è il tempo l'elemento
narrativo fondamentale.
Una specie di storia istantanea, spesso molto commovente che ritaglia
dalla vita un frammento e lo incornicia, affrancandola dal flusso delle
cose "Quello del fotografare", scrive il regista cinematografico Wim
Wenders che è anche un grande fotografo, "è un atto compiuto dentro
il tempo, in cui qualcosa viene strappato al suo momento e trasferito
in una forma di continuità diversa".
Poi, si diceva, c'è il senso forte del viaggio, dell'attraversamento
nell'immagine.
Proprio come Wenders, affascinante fotografo di relitti del contemporaneo,
Millenotti viaggia fotografando e fotografa viaggiando.
E il suo è quasi sempre un viaggio nel disastro, da ricomporre nell'armonia
strutturale della foto. Da filtrare nella bellezza e nell'eleganza razionale
dell'inquadratura nel ritmo dei rapporti proporzionali tra le forme
inquadrate, nel gusto esatto delle sfumature dei colori, nei toni espressivi
della luce.
In questo modo, più che la nostalgia di un mondo che scompare, le fotografie
di Millenotti mettono in scena una sorta di redenzione del disastro
attraverso il moto affettivo e conoscitivo del mettere in forma. Una
dimensione etica, oltre che estetica e formale."
LEONETTA BENTIVOGLIO
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