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Mauro Millenotti - "Fotografie"

Chiesino S. Jacopo - Piazza San Jacopo
3 - 25 Luglio 1999


Biografia

Mauro Millenotti vive e lavora a Reggiolo (RE).
Ha incominciato ad interessarsi di fotografia negli anni '70, privilegiando il paesaggio e l'architettura. La sua prima mostra fotografica personale è del 1990 presso "Il Granaio" di Fusignano (RA).

"I paesaggi sembrano mettersi in posa di fronte all'obiettivo della macchina fotografica di Mauro: non sono colti di sfuggita, ma sembrano essersi preparati come persone per un ritratto da tramandare.
Non c'è nulla di spontaneo in loro né di naturalistico, sembrano ricostruiti come se appartenessero, più che alla realtà, alla memoria che l'occhio del fotografo aveva di quella realtà.
Paesaggi senza figure, come se nel ricordo di un luogo non ci fosse posto per le persone.
La vita degli altri sembra essere altrove in questi ritratti di luoghi di solitudine, in cui la bellezza è ciò che resta dopo il passaggio dell'uomo.
Un sentimento di tenera malinconia abita questi spazi delimitati da piccole costruzioni, strade deserte, alberi immobili, cinematografi in via di estinzione.
E l'occhio che li scruta e li immobilizza nel tempo ha uno sguardo paziente, si percepisce l'attesa, il tempo trascorso ad aspettare il momento preciso in cui le ombre e i colori si sarebbero naturalmente disposti per svelare il sentimento segreto di quel paesaggio.
Ogni foto così non racconta soltanto uno spazio, ma anche l'emozione che lo abita o che lo ha abitato. E in questo ogni paesaggio diventa un possibile set, in cui ciascuno può collocare la propria storia che non ha mai raccontato."

GIANNI ROMOLI

"Paesaggi desolati, rovine del presente, squarci nebbiosi e dolci della Padana, stanze della memoria abbandonate e polverose.
Mura scrostate che parlano di presenze invisibili o trascorse, capaci di custodire o di evocare un'infinità di possibili storie. Edifici fatiscenti, specchi di un passato prossimo contemplato con affettuoso distacco.
Spazi pieni di silenzio e densi di ricordi svuotati dalla concitazione della vita quotidiana. Panorami e luoghi da cui è sempre assente la figura umana, come l'ospite inutile di una lunga vicenda di cose, materiali e ambienti che hanno un'esistenza molto meno effimera e sfuggente di quella delle persone.
La visione del tempo che si deposita ora con tocco leggero ora con violenza estrema e distruttiva, su materiali dimenticati dall'uomo.
Come ogni vero fotografo, Mauro Millenotti fa di ogni sua fotografia un racconto e un viaggio. E nei suoi racconti è il tempo l'elemento narrativo fondamentale.
Una specie di storia istantanea, spesso molto commovente che ritaglia dalla vita un frammento e lo incornicia, affrancandola dal flusso delle cose "Quello del fotografare", scrive il regista cinematografico Wim Wenders che è anche un grande fotografo, "è un atto compiuto dentro il tempo, in cui qualcosa viene strappato al suo momento e trasferito in una forma di continuità diversa".
Poi, si diceva, c'è il senso forte del viaggio, dell'attraversamento nell'immagine.
Proprio come Wenders, affascinante fotografo di relitti del contemporaneo, Millenotti viaggia fotografando e fotografa viaggiando.
E il suo è quasi sempre un viaggio nel disastro, da ricomporre nell'armonia strutturale della foto. Da filtrare nella bellezza e nell'eleganza razionale dell'inquadratura nel ritmo dei rapporti proporzionali tra le forme inquadrate, nel gusto esatto delle sfumature dei colori, nei toni espressivi della luce.
In questo modo, più che la nostalgia di un mondo che scompare, le fotografie di Millenotti mettono in scena una sorta di redenzione del disastro attraverso il moto affettivo e conoscitivo del mettere in forma. Una dimensione etica, oltre che estetica e formale."

LEONETTA BENTIVOGLIO

 

© Archivio Fotografico Toscano - Comune di Prato