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Sono state esposte una trentina di fotografie b&n, nel formato 50x60
cm facenti parte di una ricerca condotta all'interno dell'ospedale psichiatrico
di Moggiano, presso Lucca, famoso per avervi ambientati i propri romanzi
lo scrittore Mario Tobino.
L'intera ricerca è stata successivamente acquisita dalla Regione Toscana
Dipartimento del diritto alla salute e delle politiche di solidarietà
nell'ambito di un programma di sensibilizzazione sociale verso i problemi
delle persone con disturbi psichici. In questo contesto le immagini sono
state pubblicate in volume con l'editore Marsilio.
Le fotografie di Enzo Cei ripropongono le tante problematiche che si ricollegano
alla malattia mentale nell'ambito della nuova legislazione italiana che
indubbiamente ha costituito un punto di arrivo di lunghe battaglie volte
a combattere l'esclusione del paziente dal contesto di vita sociale. Ma
hanno il merito soprattutto di rivolgere l'attenzione all'essere umano
che c'è in ogni malato, in ogni disadattato e ribelle, nel tentativo di
avviare un rapporto di comunicazione con il mondo e le persone che sembrano
averli rifiutati. Dietro agli sguardi ora sbarrati, ora nascosti, ora
perplessi e increduli, si cela una sostanza umana vibrante, sofferente
e intensa che aspetta di essere riconosciuta e "contattata".
Enzo
Cei per questo nuovo lavoro - dopo quello ormai ben noto sui Cavatori
di marmo - ha scelto l'ambito dell'emarginazione. La sua lunga ricerca
si è svolta tra i malati di mente che stavano per essere definitivamente
dimessi dall'ospedale psichiatrico di Moggiano, presso Lucca: quello stesso
in cui lavorò Mario Tobino che ne fece "materia" e ambito dei suoi famosi
romanzi. Le immagini di Cei oltre a riproporre tante problematiche collegate
con la malattia mentale, che trovano nella nuova legislazione italiana
in materia un punto di arrivo di lunghe battaglie contro l'esclusione
del paziente dal contesto sociale, rivolgono la nostra attenzione all'essere
umano che c'è in ogni malato, in ogni disadattato o ribelle. Dietro agli
sguardi dei suoi personaggi ora sbarrati, ora nascosti, ora perplessi
o increduli c'è una sostanza umana vibrante, sofferente e intensa che
aspetta di essere riconosciuta e "contattata".
Enzo Cei è nato a Pisa e vive a Lucca. Dal 1974 si
occupa di reportage fotografico. È un autodidatta che crede nella necessità
di una solida base tecnica. Ha sempre cercato di raccontare storie nelle
quali la fotografia potesse esercitare la propria funzione di indagine
e di documento. Ritiene che attraverso la fotografia si materializzi il
fatto e che questo possa fungere da catalizzatore per il pensiero e richiamare
i nostri sensi verso la coscienza.
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