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La Palestina, l'Afganistan e il Libano sono i paesi le cui vicende politiche
hanno "catturato" l'attenzione di Francesco Cito. In Afganistan si è recato
la prima volta nel 1980 e ha percorso, clandestino, 1200 chilometri insieme
ai guerriglieri. Nel 1983 è in Libano, inviato di Epoca, a seguire la
scissione nell'OLP tra i seguaci di Arafat e i pro-siriani di Abu Mussa;
vi tornerà sei volte, secondo una prassi che gli è abituale, perché "...
il bagaglio culturale di una certa area non te lo fai nell'arco di cinque
minuti o di una giornata. Per realizzare dei buoni reportage bisognerebbe
arrivare sul posto e capire la situazione un po' prima che questa sia
esplosa". Dice di lui Ferdinando Scianna: "Cito è forse oggi il miglior
fotogiornalista italiano, ha l'istinto del fatto, la passione del racconto,
la capacità di far passare attraverso le immagini con forza di sintesi
e rigore visivo l'essenziale delle cose".
Francesco Cito è nato a Napoli nel 1949, vive e lavora
a Milano. Nel 1972 arriva a Londra con l'intenzione di frequentare una
scuola di fotografia, poi decide di farsela da solo la scuola e nel 1975
comincia a collaborare, da indipendente, al Sunday Times Magazine e all'Observer
Magazine. Dopo il viaggio in Afganistan, nel 1982-83 realizza un servizio
sulla camorra a Napoli pubblicato in tutto il mondo. Nel 1986 va in Palestina,
nel 1990 in Arabia Saudita per il Venerdi di Repubblica dove torna allo
scoppio della guerra con l'Irak. In Italia ha ripreso storie di mafia,
ma anche avvenimenti come il Palio di Siena. Nel 1995 e 1996 è stato tra
i vincitori del World Press Photo.
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