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Il titolo della mostra, desunto da un racconto di J. L. Borges, contiene
nella parola "penultimo" la chiave di lettura del lavoro del venezuelano
Mauricio Lupini. Penultimo suggerisce un'altra possibilità, niente è definitivo:
la ragione, per comprendere, categorizza, crea schemi, ma a ben vedere
c'è sempre un altro modo di "inquadrare" la realtà, di leggerla. Le fotografie
di Mauricio Lupini, qui organizzate come in un portfolio, perfino nella
variazione dei formati, nei loro sorprendenti accostamenti vogliono rompere
gli schemi, accompagnare il visitatore in mondi sommersi, celati, imbrigliati,
ma possibili. Un semplice spostamento di ottica può svelare quei mondi
mostrandone il fascino nella libertà compositiva, la profondità nell'articolarsi
della riflessione suggerita dal gioco di specchi tra reale e immaginazione
dove quest'ultima può avere una forza superiore all'apparenza.
Mauricio Lupini nasce a Caracas nel 1963 dove, negli
anni ottanta, consegue la laurea in architettura e nel 1988 si iscrive
ad un corso di fotografia al CONAD. Nel 1990 si trasferisce a Roma per
seguire un corso allo IED. In seguito decide di rimanere in Italia: vive
e lavora a Milano non senza tornare sovente in Venezuela dove riceve riconoscimenti
e premi. Le sue prime esposizioni risalgono al 1993.
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