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aft Quaderni di AFT

Oltre i limiti della visione - Il percorso fotografico di Lisetta Carmi Mostra Collegata al Quaderno

Copertina
Terzo numero della nuova serie dei Quaderni di AFT.
Testi introduttivi di Uliano Lucas e Giovanna Chiti

Ripercorrere oggi la vicenda fotografica di Lisetta Carmi significa coglierne da un lato l’alto significato sotteso di esperienza umana, dall’altro recuperare i valori di una fase storica che ha segnato in maniera forte la società e la cultura italiane tra gli anni sessanta e ottanta del Novecento.
Nata a Genova nel 1924, vissuta in via Sturla “nell’allegria di una famiglia protettiva e molto severa, in un clima di inclinazioni artistiche e di rigore (il padre assicuratore e la madre donna colta e raffinata” con due fratelli “intelligenti e creativi”, Lisetta Carmi studiò musica alla scuola del maestro Alfredo They allievo di Ferruccio Busoni perfezionandosi in pianoforte. Segnata negli anni del secondo conflitto mondiale dal clima di violenza e persecuzione contro gli ebrei di cui la famiglia ebbe a subire pesantemente gli effetti, intraprende dopo la guerra, con successo, la carriera di concertista.
L’interesse e la svolta per la fotografia maturano in lei improvvisi dopo il 1960 quando, colpita dai movimenti di piazza conseguenti alla svolta a destra del governo Tambroni, mal sopportando il clima ovattato delle serate concertistiche al pianoforte, decide in spregio ai rischi ai quali poteva andare incontro, contro i quali la metteva in guardia il maestro They giustamente preoccupato, di scendere in piazza accanto ai portuali e protestare con essi, dando testimonianza del suo desiderio di impegno civile. La fotografia la scoprì quasi subito, in un viaggio fatto in Puglia dove aveva seguito l’amico etnomusicologo Leo Levi che vi si recava per studiare i canti di una comunità ebraica. Consapevole dalla bellezza del paesaggio che andava a visitare e della ricchezza di testimonianze artistiche che avrebbe incontrato, ritenne doveroso portare con sé la macchina fotografica (un’Agfa Silet) per trarne immagini. Al rientro a Genova, chi le vide ne rimase attratto e impressionato positivamente tanto che Lisetta Carmi si convinse che quella di fotografa poteva essere la sua nuova vita, una volta lasciata la musica.
Fotografò prima per il teatro Duse, qualche anno; come fotografa di scena apprese l’arte dei dosaggi sapienti di luci e ombre, quindi iniziò a fare reportage, pubblicando sui giornali, dai quali seppe comunque sempre tenersi indipendente. Nascono così le ricerche e i servizi sul lavoro dei portuali, sui travestiti, sulla borghesia genovese vista attraverso i monumenti sulle tombe nel cimitero di Staglieno; e comincia a viaggiare, viaggia molto: Parigi, Israele, Venezuela, Afghanistan, India, Pakistan, sempre attenta alla gente e ai suoi problemi.
Ma covava dentro un’ansia insoddisfatta, un desiderio di rinnovamento spirituale, una spinta verso nuovi orizzonti e prospettive che trovarono appagamento nel 1976 nel momento in cui le si rivelò “Babaji Hairakhan Baba … come uno specchio chiaro in cui potevo vedere il mio sé”. Interviene allora un nuovo radicale cambiamento: abbandona la fotografia e nel 1979 crea in Puglia “terra che il maestro considerava sacra” un ashram “per la trasformazione delle persone e la purificazione delle loro menti, per la meditazione e il karma yoga”. Lisetta Carmi vive oggi in Puglia, a Cisternino.

 

© Archivio Fotografico Toscano - Comune di Prato