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aft Quaderni di AFT

Codice inverso
La dissacrazione dell’archetipo maschile nella fotografia di Verita Monselles 1970-2004 Mostra Collegata al Quaderno

Copertina
Quinto numero della nuova serie dei Quaderni di AFT curato da Lara-Vinca Masini, presenta un'ampia scelta di fotografie che documentano oltre un trentennio di attività di Verita Monselles con particolare attenzione alle opere dove sono più manifeste le tematiche femminili. Il fascicolo contiene i testi di Lara-Vinca Masini, Lea Vergine, Marion d’Amburgo.

Nata a Buenos Aires nel 1929, Verita Monselles è morta a Firenze nel 2005 dopo una lunga malattia tanto devastante nel fisico quanto vissuta con dignità e quella dose di ironia che ha anche segnato l’intera sua produzione di artista. La mostra e l’annesso catalogo rappresentano in certa misura il testamento spirituale al quale ha lavorato con entusiasmo fino all’ultimo giorno, incontrano e parlandone con amici e collaboratori.
Alla fotografia, in particolare alla fotografia di ricerca e d’arte, Verita Monselles ha iniziato a dedicarsi fin dai primissimi anni Settanta, in coincidenza con profondi cambiamenti che avevano interessato l’ambito privato degli affetti familiari e delle abitudini sociali da cui era conseguito anche il trasferimento definitivo da Napoli a Firenze. In quella particolare circostanza e situazione, la fotografia fu una scoperta, e ancor più lo strumento di ricerca di nuovi valori che molto si sposarono con il ruolo della donna e la sua figura, nella società e nella cultura. Negli anni Ottanta ha lavorato come fotografa professionista nello studio di Firenze. Questo doppio approccio le permetteva da un lato di “professionalizzarsi” nel settore della fotografia commerciale, di moda e pubblicità, dall’altro di proseguire un suo discorso profondamente autoironico, vicino alle tematiche femminili allora di moda che interpretò in forme meno improvvisate.
E’ stata una delle esponenti più rappresentative della fotografia d’arte “al femminile”, in Italia e in Europa; le sue immagini sono state esposte in importanti gallerie, non solo fotografiche, ottenendo recensioni. copertine e riconoscimenti. Nel 1982 è presente a Parigi al Centre Pompidou nella mostra Sei Fotografe Italiane presentate dalla Galleria di Milano Il Diaframma. Lo stesso anno tiene a Napoli un personale presso il Maschio Angioino con il patrocinio del Comune. Nel 1984 partecipa in Germania alla mostra 11 donne fotografe patrocinata dall’Assofoto nell’ambito della fiera internazionale della fotografia di Colonia. Lo stesso anno è relatrice a Dinnard, in Francia, al Congresso dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Francesi (GNPP). Nel 1987 espone a Milano nella sezione culturale del Sicof, la fiera nazionale della fotografia, presentata in catalogo da Pier Vittorio Tondrilli. Negli anni Novanta, chiuso lo studio di fotografa professionista, si dedica alla sperimentazione di tecniche a lei più congeniali fra le nuove tecnologie rielaborando le proprie tematiche in nuovi linguaggi d’immagine.

La mostra che l’Archivio Fotografico Toscano le dedica a Prato, giusto riconoscimento al suo impegno umano, culturale e artistico, ripercorre in sequenza cronologica l’intero arco di attività, lungo oltre un trentennio dal 1970 al 2004. Vi sono esposte le opere più significative e più conosciute: le prime immagini in bianco e nero degli anni settanta con paesaggi e passanti poi riprese in nuove sequenze interpretative alla fine degli anni novanta, la serie di forte impatto critico riunita sotto il titolo comune “divagazioni sul tema” che comprende le sue fotografie più note (Natura morta I e II, Amore I e II, Merletto bianco, La gabbia d’oro, Margherite rosa, Il velo, Abito nuziale, Scelta, Bijoux, Stars, Superstars), le sequenze dissacranti di Ecce homo, la Paolina in versione femminista, i trittici degli anni ottanta dove, come lei stessa afferma, “Le scenografie sono scomparse, in evidenza è il trucco femminile, il trucco subentra come metamorfosi”, le variazioni sul tema “etruschi” con l’immagine direttamente ricostruita ed elaborata al computer, ultima scoperta della sua fervida fantasia creativa. L’obiettivo è di offrire una ricostruzione completa del suo percorso di artista vissuto nell’ottica dell’impegno sociale per l’emancipazione culturale della donna.

 

© Archivio Fotografico Toscano - Comune di Prato