Emanuele Cavalli fotografo
A cura di Valeriana Rizzuti
Il fascicolo n. 10 del Quaderni di AFT nuova serie, con i testi
di Italo Zannier, Fabio Benzi, Valeriana Rizzuti, Enzo Carli e la testimonianza
di Piergiorgio Branzi è l’occasione per avviare una prima
riflessione sull’attività di fotografo di Emanuele Cavalli
senza ignorare i rapporti e gli scambi con il fratello. Le fotografie
pubblicate sono un esempio della sua produzione con i ritratti (dei famigliari
e degli amici artisti), i paesaggi (riferiti in particolare ai luoghi
dove è vissuto) , la fotografia sperimentale e di ricerca dove
maggiormente si ritrovano i principi della concezione estetica che ha
segnato la sua pittura.
L’Archivio Fotografico Toscano conserva tra le proprie raccolte di
immagini oltre 2000 negative in vari formati e supporti scattate da Emanuele
Cavalli; vi sono state depositate, per esser ordinate e studiate, dalla
figlia Maria letizia e dai nipoti Emanuele e Francesca De Reggi. Le 2000
negative documentano l’attività di fotografo di Emanuele Cavalli,
noto ai critici e agli storia dell’arte, piuttosto come pittore per
essere stato tra gli animatori di quella corrente artistica conosciuta come
“scuole romana”, per aver firmato nel 1933 con Cagli e Capogrossi
il Manifesto del Primordialismo Plastico, per aver esposto nelle
numerose manifestazioni d’arte nazionali, in particolare alle varie
edizioni della Biennale di Venezia.
Poco conosciuta invece è ad oggi la sua attività di fotografo
per la quale al contrario è famoso il fratello gemello Giuseppe,
grande animatore di eventi soprattutto nel secondo dopoguerra, fondatore
con Finazzi, Vender, Veronesi e Leiss del gruppo La Bussola.
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