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aft Quaderni di AFT

Eva Sauer. Last night a blue thing drifted down the valley Mostra Collegata al Quaderno

Copertina quaderno 12 Il Quaderno di AFT, n. 12 della nuova serie, presenta un'ampia scelta di fotografie che l'autrice, Eva Sauer, ha realizzato tra il 2001 e il 2009. Le fotografie sono introdotte dai saggi di Lara-Vinca Masini, Benedetta Cestelli Guidi, Sauro Lusini e sono riunite sotto il titolo "last night a blue thing drifted down the valley". Il paesaggio è il tema che ricorre con più insistenza: inteso come spazio vissuto, segnato dalla presenza dell’uomo; non la natura riconducibile alle ampie vedute panoramiche che ne celebrano la bellezza e colgono la spettacolarità degli eventi. Fatto di scorci e di particolari, di riprese ravvicinate e prospettive che si allargano oltre i limiti delle inquadrature, con la luce che dà risalto alle forme e definisce gli spazi, mentre i colori concorrono a creare un’atmosfera di attesa, carica di mistero, il paesaggio è lo spazio in cui l’uomo si esprime e si realizza; la scena predisposta per la sua recitazione. Uno spazio antropizzato? Non esattamente, perché a Eva non interessa mettere in evidenza gli interventi dell’uomo sulla natura o prendere in esame le conseguenze indotte dai suoi comportamenti. Non punto di arrivo dell'azione dell’uomo, il paesaggio è piuttosto punto di partenza per la sua attività, elemento indispensabile per il suo essere e il suo esistere. Sempre presente sulla scena, ma mai in primo piano o impegnato in attività di lavoro, l'uomo, singolo o in gruppo, più che una realtà fisica, è una presenza, una citazione, una figura teatrante. Signore del mondo, in grado di dare al mondo un senso, ma anche di riceverne; non padrone e "dominus", ma compagno di avventura.

Nata a Firenze nel 1973, Eva Sauer si trasferisce a Dusseldorf in Germania, nel 1985. In Germania completa gli studi diplomandosi presso l'Accademia di Belle Arti di Amburgo. Negli stessi anni comincia ad interessarsi di fotografia che poi praticherà a due livelli: come professione, occupandosi di moda e pubblicità; come ricerca personale per dare voce ed espressione al suo mondo interiore e stabilire un contatto con la realtà e con gli altri. La macchina fotografica, un'hasselblad 6x6, è per lei quello che la penna è per il viaggiatore: compagna del suo peregrinare, sempre a portata di mano per cogliere momenti che vanno ad interagire sul suo vissuto personale. Fotografare significa per lei memorizzare un filo che si dipana nel tempo e dà forma ad una storia personale, che è allo stesso tempo storia di tutti. In mostra sono documentate le ricerche alle quali si è dedicata nell'arco di un decennio: i luoghi che ha visitato (Irlanda, Polonia, Portogallo…), i ritratti delle persone che ha incontrato o frequentato, ma soprattutto le serie riunite sotto i titoli: "Oniriche" con visioni a volte agghiaccianti come lo scheletro di un cane o interni abbandonati, a volte misteriose come l'immagine di un'amica in abito da sposa sdraiata su un muretto con il bouquet che le sfugge di mano; "notturni" dove domina la luce, tra ironia e dolcezza, come in certi interni di abitazione; "violenza contro le donne" che riunisce immagini di luoghi desolati come desolato è il cuore di chi ha subito nel corpo la violenza; "incompiuti" manufatti architettonici avviati per soddisfare ad una qualche esigenza sociale o civile, ma rimasti scheletri che denunciano l'assurdità di certi comportamenti.

 

 

© Archivio Fotografico Toscano - Comune di Prato