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David Virdis Mostra Collegata al Quaderno

CopertinaDavide Virdis è nato a Sassari nel 1962 e vive a Firenze. Si è laureato in architettura nel 1992 con una tesi sul rapporto tra il linguaggio fotografico e la rappresentazione dello spazio. Lavora professionalmente come fotografo di architettura e territorio, realizzando campagne di analisi ed interpretazione dello spazio e delle sue relazioni con le attività umane, in collaborazione anche con architetti e urbanisti. Dal 1998 conduce una ricerca finalizzata alla creazione di un archivio fotografico sul paesaggio contemporaneo del nord della Sardegna.

Davide Virdis was born at Sassari in 1962 and now lives in Florence. He received his degree in architecture in 1992 with a thesis on the relationship between the photographic language and spatial representations. His work as a professional photographer is dedicated to architecture and the land: he conducts analyses and interpretations of space and its relations with human activities in collaboration with architects and urban planners. Since 1998 he has been working on a project aimed at creating a photographic archive of the contemporary landscape in northern Sardinia.

Nel nostro immaginario collettivo la Sardegna rimanda ad un luogo ambiguo al quale si associano generalmente due significati: luogo di una particolare alterità che si è in qualche misura conservata, ma anche luogo di vacanze altrettanto particolari. Ma se è vero che un "luogo", nella prospettiva antropologica, è insieme principio di senso per coloro che vi abitano e principio di intelligibilità per coloro che l'osservano, le immagini proposte da Davide Virdis sembrano esprimere una drammatica perdita di senso ed una sconcertante inintelligibilità. Qual è il senso che i sardi conferiscono alla loro terra? Che cosa conosciamo della Sardegna (e, soprattutto, dell'identità sarda) noi, osservatori alieni, attraverso la lettura di queste immagini? _È proprio una profonda ambiguità che ci appare in tutta la sua evidenza e in tutta la sua contraddittorietà. Egli stesso sardo, Virdis esplora una realtà che sembra non appartenergli più. Il suo è un percorso nel tempo e nello spazio di Sardegna (le immagini sono state scattate in luoghi e tempi diversi, sono in un certo senso delle annotazioni visuali di un personale viaggio alla ricerca di sé e della propria terra) alla ricerca di un senso, di una identità che sembrano sfuggirgli via via che egli procede. È importante rilevare che queste immagini non nascono da un progetto, bensì sono il frutto di un'erranza costante, nel corso della quale lo sguardo ha colto (e coglierà ancora) i segni visivi di uno scontro fra un'identità che vuole riaffermarsi e una non-identità, fra un luogo e la sua progressiva trasformazione in non-luogo. L'insularità alla quale alludono esplicitamente solo poche immagini è storicamente un carattere intrinseco all'identità sarda: come ha scritto Marshall Sahlins "la storia ha un ordine culturale fondato su modelli significanti", ma quei modelli sono essi stessi soggetti ad una dinamica storica che li rimette costantemente in discussione: "in questo senso la cultura viene ad essere storicamente modificata" nell'agire delle persone. Altre immagini rivelano il persistere di segni "forti" di una identità che ancora sopravvive, ma in nicchie marginali, quasi isole nell'isola. L'insularità sembra quindi assumere un significato nuovo, che mette in luce un processo di frammentazione culturale - preludio, forse, ad una eclissi della tradizione? È proprio questa la domanda che non possiamo evitare di porci osservando le fotografie di Virdis. Non tanto per lo stridente contrasto fra due Sardegne (sarebbe una lettura ingenua e superficiale delle immagini), quanto per il senso di malinconia trasmesso dalle immagini di momenti, luoghi _e aspetti "tradizionali" dell'identità sarda: sono infatti queste immagini, assai più di quelle che documentano esplicitamente la non-identità, i non-luoghi, gli effetti di un certo modo di intendere (e, ahimé, di realizzare) la "modernizzazione", a rivelare i segni di una profonda deculturazione in atto.

In the collective imagination Sardinia takes us to an ambiguous place, with which we generally associate two meanings: a place with an altered identity, that in some ways is also preserved and also a place for equally special vacations. But if it is true that "place", from the anthropological standpoint, is both a "concept_" of meaning for those who live there and a "concept_" of intelligibility for those who observe it, Davide Virdis' pictures seem to express a dramatic loss of meaning and a disquieting unintelligibility. What is the meaning that Sardinians confer upon their land? What do we, outside observers, learn about Sardinia - and mainly of the Sardinian identity - by looking at these pictures? The answer is a profound ambiguity that appears in all of its facets and all its contradictions. Virdis, a Sardinian himself, explores a reality that no longer seems to be his. He takes a journey through the time and space of Sardinia - the pictures were taken at different times, in different places; in a certain sense they are visual notes taken during a personal journey seeking the self and the land - looking for a meaning, and an identity that seem to escape his grasp as he moves forward. It is important to note that these pictures do not conceal a project. Rather, they are the fruit of constant wanderings during the course of which the gaze captured - and still captures - the visual signs of a clash between an identity that wants to reaffirm itself and a non-identity, between a place and its gradual transformation into a non-place. The insularity, to which only a few of photos explicitly allude, is historically an intrinsic feature of the Sardinian identity. According to Marshall Sahlins, "history has a cultural order based on significant models", but those models are the subjects of a historical dynamic that constantly raises questions and doubts about them: "in this sense culture is historically modified" by the actions of people. Other pictures reveal the persistence of the "strong" signs of an identity that still survives, but in marginal niches, almost islands within the island. Thus, insularity seems to take on a new meaning that reveals a process of cultural fragmentation - perhaps a prelude to an eclipse of tradition? This is precisely the question that we can avoid asking ourselves as we look at Virdis' photographs. Not so much because of the glaring contrast between two Sardinias - that would be a naïve and superficial reading - but rather for the sense melancholy conveyed by pictures of moments, places and "traditional" aspects of the Sardinian identity. In fact, these are the pictures, much more than those which explicitly document the non-identity, the non-places the effects of a certain mode of understanding - and, alas, realizing - the modernization, that reveal the signs of the profound de-culturization that is in progress.

 

© Archivio Fotografico Toscano - Comune di Prato