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Mario Chieffo Mostra Collegata al Quaderno

CopertinaScriveva Georg Simmel: "mentre il ponte, nella correlazione di separatezza e unificazione, fa cadere l'accento su quest'ultima e supera, nel momento stesso che la rende visibile e misurabile, la distanza tra i suoi punti di appoggio, la porta rappresenta in modo decisivo come il separare e il collegare siano soltanto due facce dello stesso e medesimo atto".
È stato proprio dall'analisi dei significati simbolici delle porte e dei ponti che ha preso l'avvio la ricerca antropologica e fotografica sulla città di Prato.
Le porte della città, in primo luogo, nella loro duplice funzione di separare e collegare, ed i ponti che invece uniscono ciò che era separato, secondo la visione di Simmel.
In realtà porte e ponti offrono il destro ad una riflessione più generale sulle dinamiche sociali e culturali della città, diventano metafore della stessa, segni rivelatori della sua storia, della graduale, incessante crescita di complessità, fino all'apparente "disordine" del presente. Dove sono le antiche porte della città? Di alcune sono rintracciabili segni non facilmente interpretabili, altre sembrano essere state sopraffatte dallo sviluppo urbanistico, quasi incastonate nelle costruzioni.
I ponti non sono più percepiti come "strutture che connettono", inglobati nelle vie di flusso automobilistico - semplici segmenti dunque della complessa, necessariamente disordinata viabilità urbana. La città, come spazio costruito, non rivela più un inizio ed una fine; non ha confini chiaramente percepibili. Ma anche sul piano temporale si produce lo stesso fenomeno: passato e presente appaiono anch'essi indistinguibili. Le porte come "luoghi" di accesso alla città, in particolare, non separano né (forse) collegano alcunché: non delimitano cioè lo spazio del cittadino dallo spazio esterno. Un processo di indifferenziazione impedisce la percezione di spazi separati, ciascuno con la propria specifica identità. L'ingresso alla (o, al contrario, l'uscita dalla) città non è più "passaggio": è semplice "andare". Uniche eccezioni, nel senso che sono elementi "visibili", sono le stazioni ferroviarie, che tuttavia per definizione rappresentano dei "non-luoghi". Il senso di disordine è acuito dalle molte "intersezioni" spazio-temporali, prodotte dalle dinamiche del mutamento che si sono susseguite e che sono tuttora in atto. L'osservazione, che sembra a prima vista concentrarsi su elementi "urbanistici", si rivela essere una ricerca di tracce di una identità apparentemente dissolta, ma che in realtà è ancora percepibile se ci si pone nella prospettiva antropologicamente corretta, considerandola cioè in divenire, non definita una volta per tutte.

Georg Simmel wrote: "while, in the correlation between separateness and unification, the bridge puts the accent on the latter and at the same time goes beyond the distance and supports, the factors that render it visible and measurable, the gate represents how separating and connecting are only two aspects of the same act."
Mario Chieffo's anthropological and photographic study began with the analysis of the symbolic meanings of Prato's gates and bridges.
First came the gates of the city, in their dual role of separators and connectors, and then the bridges that join what was separate, according to Simmel's view. Actually, the gates and bridges provide an opportunity for more general considerations on the city's social and cultural dynamics. They become metaphors, revealing signs of Prato's history, of the gradual and incessant growth of complexity up to the apparent "disorder" of today. Where are the city's old gates? Of some there are signs not easily interpretable, others seem to have been overwhelmed by urban development, almost set into the buildings. The bridges are no longer perceived as "connecting structures", embedded in automobile traffic - mere segments of the complex and necessarily disorderly urban road systems. As a constructed space the city no longer has a beginning and an end; it does not have readily perceivable boundaries. But the same phenomenon is also created on the temporal plane: past and present become indistinguishable from each other.
The gates, as "places" of access in particular, do not separate or (perhaps) connect anything. This means that they do not close off the city's spaces from the outside. A process of indifferentiation prevents the perception of separate spaces, each with its own specific identity. Entering the city (or - on the other hand - leaving it) is no longer a "rite of passage", it is merely "going." The only exceptions, in the sense that they are visible elements, are the railroad stations which by definition, however, are "non-places." The feeling of disorder is accentuated by the many time-space intersections that are produced by the dynamics of changes that occurred and are still in progress. The survey, which at first glance seems concentrated on "urban planning" elements, reveals itself to be a search for traces of an apparently dissolved identity. In reality this identity can still be perceived if we place ourselves in the anthropologically correct perspective and consider it as still under development rather than defined once and for all.

 

© Archivio Fotografico Toscano - Comune di Prato