Andrea Botto 
Paesaggio
italiano è il titolo di un ciclo di mostre, e conferenze, curato da Emanuele
Piccardo che con questa rassegna intende proporre un contributo di conoscenza
per una nuova e poco nota fotografia del paesaggio, lontana dalla fotografia
che viene abitualmente proposta dalle gallerie d'arte. Sono passati diciassette
anni dal Viaggio in Italia di Luigi Ghirri e il paesaggio italiano rappresentato
nelle ricerche dei "maestri" è preferibilmente quello padano. La rappresentazione
dell'Italia che offrono i quattro autori selezionati e la visione che ne
danno - Andrea Botto, Peppe Maisto, Giuseppe Piredda e Filippo Romano -
intende raccontare nuovi paesaggi e realtà geografiche differenti.
Italian Landscape is the title of a series of exhibits
and lectures organized by Emanuele Piccardo. With these exhibits he wants
to make a knowledge-contribution concerning a new and unknown type of
landscape photography that is quite distinct from the usual art gallery
offerings. Seventeen years have passed since Luigi Ghirri's Viaggio in
Italia and the Italian landscape favored by the "masters" is usually that
of the Po Valley. This presentation of Italy through the lenses of four
artists - Andrea Botto, Peppe Maisto, Giuseppe Piredda and Filippo Romano
- wants to portray instead new landscapes and different geographic situations.
Andrea Botto, nato a Rapallo nel 1973, ha studiato fotografia presso
l'Istituto Europeo di Design di Torino. Attivo nel campo della fotografia
di architettura e documentazione del territorio, collabora con enti pubblici
ed agenzie pubblicitarie del centro-nord Italia. Nel 2002 ha partecipato
al festival internazionale di fotografia Photo España, nella sezione Descubrimientos.
Fa parte dell'Archivio Giovani Autori della Fondazione Italiana per la
Fotografia di Torino. Sue opere sono conservate presso la Galleria Civica
di Modena e la Bibliothèque Nationale de France di Parigi. Ha esposto
in mostre personali e collettive tra le quali: Torino 1996 Interni rurali
(Expocasa - Centro Fiere Lingotto); Pietrasanta 1998 Giù il pennacchio!
- Immagini della ex Montedison di Massa (Centro culturale L. Russo); Modena
1999 Portfolio - Immagini in movimento (Galleria Civica); Rubiera 2000
Via Emilia. Fotografie, luoghi e non luoghi - centri commerciali (Linea
di Confine per la Fotografia Contemporanea); Modena 2001 Portfolio - giovane
fotografia italiana (Galleria Civica); Roma 2001 Fotoesordio 2001 (Palazzo
delle Esposizioni); Madrid 2002 Descubrimientos (Centro Culturale Conde
Duque); Torino 2002 Cronache terrestri (Fondazione Italiana per la Fotografia
- Spazio&Ricerca). Vive e lavora nel campo della comunicazione a Rapallo.
Andrea Botto was born in Rapallo in 1973 and studied
photography at the Istituto Europeo di Design in Turin. He works in the
field of architectural photography and territorial documentation with
public bodies and advertising agencies in central-northern Italy. In 2002
he participated in the Descubrimientos section of the international photography
festival Photo España. He is a member of the Archivio Giovani Autori della
Fondazione Italiana per la Fotografia di Torino. His works are included
in the collections of the Galleria Civica in Modena and the Bibliothèque
Nationale de France in Paris. He has shown his works in one-man and group
shows: Torino 1996 Interni rurali (Expocasa - Centro Fiere Lingotto);
Pietrasanta 1998 Giù il pennacchio! - Immagini della ex Montedison di
Massa (Centro culturale L. Russo); Modena 1999 Portfolio - Immagini in
movimento (Galleria Civica); Rubiera 2000 Via Emilia. Fotografia, luoghi
e non luoghi - centri commerciali (Linea di Confine per la Fotografia
Contemporanea); Modena 2001 Portfolio - giovane fotografia italiana (Galleria
Civica); Roma 2001 Fotoesordio 2001 (Palazzo delle Esposizioni); Madrid
2002 Descubrimientos (Centro Culturale Conde Duque); Torino 2002 Cronache
terrestri (Fondazione Italiana per la Fotografia - Spazio&Ricerca). Andrea
Botto lives in Rapallo where he works in the field of communications and
advertising.
Emanuele Piccardo, architetto e fotografo, fonda la rivista digitale
di architettura Archphoto.it. Interessato alla divulgazione dell'architettura
e della fotografia, nel 2002 ha organizzato l'evento 14_02. Incontri per
l'architettura italiana, in contrapposizione alla Biennale di Architettura.
Sue opere sono conservate alla Bibliothèque Nationale de France dal 1996.
Emanuele Piccardo, architect and photographer, is the
founder of the digital architecture review Archphoto.it. His primary interests
are the dissemination of architecture and photography: in 2002 he organized
the event 14_02. Incontri per l'architettura italiana in a sort of counterpoint
to the Biennale di Architettura. His works have been part of the Bibliothèque
Nationale de France collections since 1996.
Il treno corre lungo i binari, nella sera buia dei tramonti di dicembre,
nella terra degli "ossi di seppia"; un barlume di luce all'orizzonte illumina
le scaglie di mare: oggetti neri, retri di case, di chiese scorrono veloci.
Uno sguardo imperfetto, dove non si coglie il dettaglio supremo, nitido,
preciso del saper tutto dell'arrogante oggettività, mai esistita, ma la
poetica del guardare e ri-guardare con insistenza per "vedere" e scoprire
il mondo, attraverso l'occhio del fotografo. Andrea Botto affronta il
tema del paesaggio attraverso l'imperfezione dello sguardo, troppo abituato,
oggi, alla perfezione della nuova oggettività tedesca dei coniugi Becher
e dei loro "figli", Gursky in particolare, dove la precisione, la nitidezza
della messa a fuoco porta a vedere di più; ma quanto è necessario vedere
di più? Vedere è un'operazione attiva, affermava Paolo Monti, ma in questo
caso il vedere di più comporta un'accezione negativa, in quanto si ha
la sensazione di certezza assoluta nel raccontare e rappresentare il mondo.
Il fotografo si confronta con il problema della visione e della crisi
che oggi essa subisce a causa dei miliardi di immagini che ogni giorno
vengono prodotte, proponendo una lettura del paesaggio umano e naturale,
intima, personale, sensibile, certo del valore dato dalla contaminazione
tra i sensi. "La paura non è più quella di non poter vedere, ma di vedere
sempre" - afferma Botto - naufraghi del nostro tempo, andiamo così alla
deriva in cerca di una meta, guidati, come scriveva Gianni Celati, "da
ciò che ci chiama e capiamo solo quello; lo spazio che accoglie le cose
non possiamo capirlo se non confusamente". Un cieco "vede" molto di più
di un vedente, proprio perché, privo della vista, vede con le mani, con
i piedi, con gli odori; immagina il mondo attraverso l'esperienza dei
sensi. L'incertezza nel cercare un ipotetico bersaglio, centro su cui
puntare l'obiettivo, conduce al ritrovamento dell'armonia con il mondo
e le sue affascinanti complessità per cui vale la "pena di esistere".
La luce tenue dei paesaggi interiori e naturali dona al racconto non finito
di Andrea Botto un'aura poetica che ricorda le atmosfere degli interni
di Joseph Sudek, dove attraverso il buio si ha la comprensione del tutto:
buio che però, in questo caso, non è sinonimo di negatività, ma piuttosto
un modo delicato per rappresentare tutto quello che entra in contatto
con noi. Come nel non finito di Michelangelo, si riesce a cogliere bene
il concetto di incertezza, in quanto la certezza non ci appartiene, è
di un'altra dimensione, non terrena. Incertezza direi più che imperfezione,
non difetto, ma qualità estrema nel sapiente uso della luce, nel creare
il sogno, l'immaginario attraverso frammenti di paesaggi: mare, erba,
tracce, figure.
Emanuele Piccardo
The train runs along the tracks, in the dark evening
of December sunsets, in the land of "cuttlebones". A flash of light on
the horizon illuminates sea particles: black objects, backs of houses
and churches that rush by. An imperfect glance that does not capture the
supreme, clear and precise detail of all-knowing and arrogant objectivity
that never really existed, but rather the poetics of looking and looking
again insistently to "see" and discover the world through the photographer's
eye. Andrea Botto takes on the theme of the landscape through the shortcomings
of the gaze which, today, is too accustomed to the perfection of the new
German objectivity of the Bechers and their "children", especially Gursky,
where the precise, clear focus does indeed let us see more; but how necessary
is it to see more? Seeing is an active endeavor according to Paolo Monti.
But in this case seeing more has a negative connotation since we have
the sensation of absolute certainty in recounting and portraying the world.
The photographer has to deal with the problem of vision and the crisis
he is subject to because of the billions of images that are produced every
day, proposing a human, natural, intimate personal and sensitive reading
of the landscape with the certainty of the value that comes from a contamination
among the senses. "The fear is no longer that of not seeing, but of always
seeing," says Andrea Botto; shipwrecked survivors of our time we are adrift
seeking a goal, guided - in the words of Gianni Celati - "by what is calling
us and that is all we understand; we can only understand the space that
contains things in a haphazard way." A blind person "sees" much more than
a sighted one because, deprived of vision, he sees with his hands, his
feet, through smells and imagines the world through sensory experiences.
The uncertainty in seeking a hypothetical target, something at which to
aim the lens leads to a rediscovery of harmony with the world and its
fascinating complexity that make living worthwhile. The soft light of
these inner and natural landscapes gives Andrea Botto's unfinished story
a poetic aura that recalls the atmosphere of Joseph Sudek's interiors
where, through the darkness, we can understand everything. In this case,
however, darkness is not synonymous with negativity, rather it is a delicate
way of portraying everything that comes into contact with us. As in Michelangelo's
unfinished works, we can readily accept the concept of uncertainty since
certainty is not ours. It belongs to another, unearthly dimension. I use
the word uncertainty rather than imperfection, it is not a defect but
an extreme quality in the wise use of light to create a dream, the imaginary
through fragments of the landscape: the sea, grass, contours and figures.
Emanuele Piccardo |