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Filippo RomanoMostra Collegata al Quaderno

CopertinaPaesaggio italiano è il titolo di un ciclo di mostre, e conferenze, curato da Emanuele Piccardo che con questa rassegna intende proporre un contributo di conoscenza per una nuova e poco nota fotografia del paesaggio, lontana dalla fotografia che viene abitualmente proposta dalle gallerie d&'arte. Sono passati diciassette anni dal Viaggio in Italia di Luigi Ghirri e il paesaggio italiano rappresentato nelle ricerche dei "maestri" è preferibilmente quello padano. La rappresentazione dell'Italia che offrono i quattro autori selezionati e la visione che ne danno – Andrea Botto, Peppe Maisto, Giuseppe Piredda e Filippo Romano – intende raccontare nuovi paesaggi e realtà geografiche differenti.

Italian Landscape is the title of a series of exhibits and lectures organized by Emanuele Piccardo. With these exhibits he wants to make a knowledge-contribution concerning a new and unknown type of landscape photography that is quite distinct from the usual art gallery offerings. Seventeen years have passed since Luigi Ghirri&'s Viaggio in Italia and the Italian landscape favored by the "masters" is usually that of the Po Valley.
This presentation of Italy through the lenses of four artists – Andrea Botto, Peppe Maisto, Giuseppe Piredda and Filippo Romano – wants to portray instead new landscapes and different geographic situations.

Filippo Romano è nato a Messina nel 1968. Formatosi all&'Isia di Urbino, approfondisce il rapporto tra grafica e fotografia dedicandosi sostanzialmente a quest&'ultima. Nel 1998 si trasferisce a New York dove frequenta il full time program dell&'I.C.P. ed ha come insegnanti Mary Ellen Mark, Charles Harbutt e Sylvia Placy. Il suo lavoro di fotografo riguarda sia l&'architettura nel senso più tradizionale, che la cosiddetta street-photography americana. Nel 2000 ha partecipato alla campagna fotografica sulla periferia di Genova, I dintorni dello sguardo due. Sue immagini sono apparse su Abitare, Dwell magazine (USA) e sulla rivista olandese Archis; nel 2002 ha collaborato con la casa editrice Skirà per la monografia di Ignazio Gardella. Ha partecipato ad Arles alle edizioni 2001 e 2002 di Voices off. Sue immagini sono nella collezione del museo giapponese di Kyiosato. Vive e lavora tra New York e Milano.

Filippo Romano was born in Messina in 1968 and studied at the Isia of Urbino. He has explored the relationship between photography and the graphic arts and finally devoted himself to the forrner. In 1998 he moved to New York to take part in the full time program at the I.C.P. where he had Mary Ellen Mark, Charles Harbutt and Sylvia Placy as teachers. His photographic work is concerned both with traditional architecture and American street photography. In 2000 he has contributed to the photographic project on the suburbs of Genova, I dintorni dello sguardo due. His images have appeared in Abitare, Dwell Magazine (USA) and the dutch magazine Archis; in 2002 he collaborated with the publishing house Skirà on a book on the work of the architect Ignazio Gardella. He has also exhibited in the 2001 and 2002 editions of Voices off at Arles. His images are in the collection of the japanese Museum of Kyiosato. Filippo Romano lives and works in New York and Milan.

Transito di Emanuele Piccardo

Transito tra due mondi, due terre, tra il continente e l&'isola. Il tema della ricerca fotografica di Filippo Romano, emergente autore milanese di origine siciliana, interpreta e indaga il "passaggio" dalla Calabria alla Sicilia. Un dialogo visivo con la terra di origine è la matrice del lavoro che rintraccia nel viaggio del ritorno la sua forza narrativa. "Non si può capire la problematica del ponte sullo stretto – afferma Romano – se non si capisce quello che è il transito". Il transito come luogo dove cambiano gli atteggiamenti e il modo di vivere delle persone, dove il tempo gioca un ruolo importante nella vita, dove ogni azione ha una sua durata che deve sedimentarsi e divenire parte di ognuno.
Proprio il salto temporale colpisce nel transito tra il continente e l&'isola. L&'agitazione metropolitana che ci accompagna nella vita quotidiana di colpo scompare di fronte alla quiete isolana, la quiete della "non speranza", direbbe Vittorini, del nulla, del non fare niente tanto non succede niente. La visione antropologica della Sicilia racconta il senso dell&'essere in quel particolare luogo che rappresenta un senso della vita diverso. Lo spirito dei luoghi, ben descritto da Norberg Schultz, appare evidente nel lavoro di Romano che pone delle domande costringendo i siciliani a riflettere sui valori che finora li hanno accompagnati e ne hanno condizionato la vita: il soldato che ritorna a casa dopo la leva, in uniforme, si presenta alla famiglia, come se la divisa fosse un trofeo da esibire, un traguardo raggiunto. E allo stesso tempo pone l&'attenzione sulla scelta di realizzare il ponte che unisce le due terre, oggi separate dal mare, sulla necessità di compiere un atto così forte.
Il transito assume un valore profondo, interiore, un modo di guardare al luogo con rispetto, inusuale per molti autori ben più noti che di recente si sono confrontati sullo stesso tema. Raccontare un luogo non come qualsiasi altro luogo, ma raccogliere le energie che vengono emanate per interpretarle e ridarne una visione personale. Non si può più rappresentare un paesaggio, una città, una civiltà in modo uniforme e neutrale, senza farsi prendere per mano dallo spirito che il luogo stesso ha.
La scelta del mosso, come codice linguistico, influisce sulla percezione di un paesaggio mentale e fisico che appartiene all&'osservatore attento, al viaggiatore che riesce ancora ad emozionarsi per il rumore del vento, le luci nella notte delle imbarcazioni da pesca, il mare attraverso il riquadro del finestrino: tutti materiali che appartengono all&'esperienza del viaggio scandito dal tempo. Anche il tempo della traversata ci conduce da un mondo ad un altro fatto di culture ed etnie diverse che hanno contribuito a formare la terra siciliana, dove il rapporto con la storia ci accompagna quotidianamente in modo pesante.
La ricerca fotografica è invece leggera, quasi a levare questo enorme peso che determina anche inconsciamente le suggestioni e i comportamenti collettivi. È coraggiosa perché affronta le problematiche culturali di un popolo in modo diretto, dimostrando l&'amore di un autore per la sua terra d&'origine con l&'intento di voler affermare, di mettersi in gioco, di rischiare, di scardinare l&'interpretazione di una realtà: atteggiamenti dovuti al viaggio, esperienza personale ricorrente nella vita di Filippo da Milano a New York a Messina.

Passage by Emanuele Piccardo

The passage between two worlds, between two lands, between the continent and the island is the theme of the photographic study by Filippo Romano. He is an emerging Milanese artist of Sicilian origin who interprets and investigates the "passage" from Calabria to Sicily. A visual dialogue with his native land is the matrix of the study, that draws its narrative power from the homeward journey.
"You cannot understand the problem of the bridge across the Strait," says Romano, "if you do not understand the journey, the passage." It is a place where people&'s attitudes and way of life change, where time plays an important role in life, where each action has a time for sedimenting and becoming part of each individual. It is precisely the leap in time that is so striking during the voyage from the mainland to the island. The city bustle that is with us in our daily life suddenly disappears in the face of the island calm, the calm of "no hope" as Vittorini would say, of nothing, of doing nothing because nothing will happen anyway.
The anthropological view of Sicily recounts the sense of being in that special place that represents a different meaning of life. The spirit of places, well described by Norberg Schultz, seems evident in Romano&'s work that asks questions of Sicilians forcing them to reconsider the values that they have held up to now and that condition their lives. The soldier returning home after his military service appears in uniform, as if it were a trophy to display, a milestone that he reached. And at the same time, he focuses attention on the decision to build the bridge that will connect the two lands separated by the sea, and on the need to undertake such a major step.
The passage takes on a profound, inner value, a way of seeing the place with respect – unusual for many more famous photographers who recently dealt with the same theme. Telling about a place not like just any place, but grasping the energies it emanates to interpret them and recreate a personal vision. It is impossible to depict a landscape, a city, a culture in a uniform, neutral way without letting yourself be carried away by the spirit of the place itself.
The choice of motion, as the language code, affects how we perceive mental and physical landscape – it belongs to the careful observer, to the traveler who can still become excited by the sound of the wind, by the night lights on fishing boats, the sea seen through the porthole – all the materials that are part of the travel experience marked by time. Even the duration of the passage leads us from one world to another made of the different cultures and ethnic entities, that contributed to shaping Sicily where a special relationship with history accompanies us with a heavy hand, day after day.
The photographic study, however, is light, almost as if it lifts up this enormous weight that unconsciously impacts the community&'s ideas and behavior. It is courageous because it deals directly with the cultural issues of a people, revealing the photographer&'s love for his homeland. And it reveals his intention to affirm, risk, unhinge the interpretation of a reality, attitudes that come from the journey, the recurring personal experiences in the life of Filippo as he goes from Milan to New York to Messina.

 

© Archivio Fotografico Toscano - Comune di Prato