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Il duplice aspetto della fotografia, documento che riproduce fatti,
situazioni e personaggi tramandandone la memoria e espressione artistica
segnata da propri valori estetici e formali, costituisce materia dei saggi
che formano il sommario di questo numero di AFT.
Al primo aspetto si ricollega soprattutto la ricerca di Stefano Viaggio
che non entra nel merito delle questioni teoriche e di principio, ma offre
un esempio concreto di come la fotografia si presta ad essere utilizzata
per approfondire la conoscenza di fatti, eventi e situazioni che attengono
alla storia e ai suoi protagonisti, ma anche come fonte per possibili
ed utili applicazioni nel campo della didattica e dell’insegnamento;
al secondo si ricollega più direttamente il testo di Annalisa Vio.
La studiosa, commentando il libro di Paul-Louis Roubert L’image
sans qualité, riassume il dibattito che si sviluppò
nella seconda metà dell’Ottocento su fotografia arte e discute
la tesi del libro che rovescia una convinzione consolidata: non la fotografia
che si assimila all’arte, ma l’arte alla fotografia.
Sui rapporti tra arte e fotografia e sui benefici che la fotografia può
portare alle scienze insiste anche la ricerca di Sabina Bernacchini che
ricostruisce, attraverso documenti inediti recuperati nell’archivio
dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, la prima affermazione della
dagherrotipia nel capoluogo toscano, mentre all’utilizzazione della
fotografia come documento per l’approfondimento di eventi e situazioni
storiche si rifà lo studio di Andrea Greco su un personaggio controverso
come Amerigo Dumini.
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