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Due su tutti sono stati i temi sui quali maggiormente si è
esercitata la pratica fotografica agli inizi: il ritratto e le opere d’arte
nei cui confronti in particolare ha svolto una duplice funzione: documentare
il patrimonio, promuoverne lo studio. Nel primo caso mettendo in atto
un’attività di ricognizione sul territorio orientata al censimento
delle opere e al catalogo, nel secondo favorendone la conoscenza e dando
un apporto fondamentale all’approfondimento della storia dell’arte
che, con l’avvento della fotografia, consolida il proprio statuto
di disciplina. Il Gabinetto Fotografico Nazionale di cui vengono ricostruite
le vicende della nascita è un esempio del primo impiego, l’archivio
Briganti costituitosi per iniziativa dello studioso a supporto dei propri
interessi di ricerca, lo è del secondo. Al ritratto è dedicato
il saggio di Elena Lenzi orientato a verificare come abbia di fatto sostituito,
sul piano sociale ed estetico, quello ad olio ed in miniatura, e come
in esso confluiscano elementi propri della rappresentazione teatrale per
la posa, le scenografie, l’abbigliamento. Ma la fotografia ha svolto
un ruolo importante sotto il profilo sociale, e la ricostruzione del viaggio
in bicicletta di tre amici fiorentini, attraverso le testimonianze di
diario e le foto tramandate, rappresenta un gustoso e significativo spaccato
di costume dove la fotografia gioca un ruolo non di secondo piano. In
chiusura, la recensione dell’opera in fascicoli Italia 1945-2005.
Le grandi fotografie della nostra storia: una riflessione sulla storia
d’Italia, dal secondo dopoguerra, e allo stesso tempo sugli autori
e le tendenze che hanno segnato la nostra vicenda fotografica.
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